Tempo di gioco:
759 minuti
Un piccolo gioiello!
Tails of Iron è un action in 2D sorprendente per varie ragioni.
Visivamente il gioco si presenta in maniera peculiare, non solo per la scelta di usare dei sorci incacchiati neri, ma nel rappresentare visivamente tutto come un "pop-up book animato" e dunque come se si trattasse di una fiaba con in più elementi propri del dark fantasy.
Per non parlare del fatto che la storia si limita ad essere narrata dall'inizio alla fine con la voce di Doug Cockle, voce di Geralt in The Witcher.
Questo in più riesce anche a valorizzare una narrazione, che per quanto semplice nei suoi elementi, riesce a risultare molto scorrevole, evitando eccessivi dilungamenti in grado di compromettere il ritmo di gioco.
Sul lato gameplay, il gioco risulta altrettanto sorprendete, e questo perché nonostante le animazioni approssimative, figlie della tecnica adottata (rigging), il gioco riesce comunque a dire la sua durante le fasi di combattimento (parte centrale dell'esperienza). Infatti la lentezza che contraddistingue il gioco, restituisce anche quella giusta pesantezza che appartiene alle opere di From Software, da cui prende senza dubbio ispirazione. La pesantezza delle suddette, l'ottimo sound design, e le soddisfacenti finishers, rendono il gioco estremamente piacevole, considerando anche come tutto ciò sia bene integrato all'interno di combattimenti in arene che richiedono una attenta ponderazione di ogni mossa, considerando anche quanto il gioco (sebbene non particolarmente sfidante nelle modalità media e facile) possa punire senza un minimo di studio.
Non mancano tuttavia dei difetti, in primis il gioco pecca in alcuni momenti di quality of life: poter cambiare le armature soltanto ricorrendo ad un baule è una scelta fine a se stessa, che non fa altro che creare scomodità; non da meno l'assenza di viaggi rapidi che, in alcuni momenti porta il giocatore a fare tragitti all'interno di un blocco di mappa per raggiungere degli oggetti di interazione (cartelli) tramite cui è possibile attivare il viaggio verso un altro blocco di mappa, rendendo gli spostamenti pesanti.
Sul lato combat invece non tutto è pulito, e ciò per due ragioni. La prima riguarda l'imprecisione di alcune hitboxes, che portano il giocatore ad essere colpito anche quando la situazione non appaia come tale.
Ciò non sarebbe un problema "grave" se non fosse per la scelta di non implementare i frame di invincibilità nella schivata, meccanica richiesta nei combattimenti più delle parate. Questo porta ad essere facilmente colpiti più e più volte, essendo l'arena molto stretta e i nemici sempre più aggressivi man mano che si va avanti verso il finale.
Con la speranza che queste mancanze vengano migliorate nel prossimo titolo, in arrivo tra qualche giorno, non posso comunque che consigliare questa perla indie, essendo comunque di grande valore per le ragioni sopra esposte.
Consigliatissimo, soprattutto ai fan del genere!
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