Tempo di gioco:
89708 minuti
Mi vergogno quasi di aver comprato Rainbow Six Siege e, soprattutto, di averci dedicato così tanto tempo.
Ci gioco da circa un anno e mezzo e, nonostante tutto, ho continuato a dargli fiducia nella speranza che prima o poi migliorasse davvero. Ogni aggiornamento viene presentato come una svolta, come il cambiamento che dovrebbe finalmente sistemare il gioco, ma la realtà è ben diversa: quello che vedo è un lento, lungo e tedioso declino di un titolo che, alla base, aveva un potenziale enorme.
Il matchmaking è spesso completamente sballato. A volte sembra di giocare con dei bot in squadra contro team pieni di fenomeni, smurf o giocatori sospetti. Dove dovrebbe esserci equilibrio competitivo, ci si ritrova invece in partite senza senso, frustranti e totalmente sbilanciate.
Rainbow Six Siege una volta mi sembrava divertente. Oggi, invece, dà sempre di più la sensazione di essere un gioco in cui le meccaniche competitive più basilari vengono trascurate. Si vedono nuove skin, nuove mappe, rework di operatori e contenuti estetici, ma i problemi veri restano lì. Anzi, spesso alcuni operatori diventano sbilanciati o troppo forti, senza che ci sia nemmeno il tempo o la possibilità reale di adattarsi.
Gli sviluppatori non dovrebbero continuare a promettere che ogni aggiornamento sarà il “Santo Graal” che sistemerà tutto, perché troppo spesso succede l’opposto: le cose peggiorano, mentre le patch correttive arrivano sempre troppo tardi.
Capisco che Ubisoft possa puntare molto sulle skin e sui contenuti estetici, perché sono ciò che porta guadagno, ma sarebbe bello vedere anche un minimo di attenzione verso i giocatori che vogliono semplicemente divertirsi la sera con i propri amici. Invece, sempre più spesso, viene quasi il voltastomaco ad avviare il gioco.
Tra disconnessioni continue, partite che finiscono in 3v5, sistema punti poco meritocratico, matchmaking discutibile e bilanciamento instabile, Siege è diventato più frustrante che divertente.
Non sto dicendo che ogni partita debba essere vinta: perdere fa parte del gioco, soprattutto in un competitivo. Ma perderne dieci e vincerne una, spesso per colpa di partite completamente sbilanciate, non è competizione: è solo frustrazione.
E non sono nemmeno l’unico a pensarla così. Anche molti creator e giocatori storici, persone che portano ancora visibilità e numeri a questo titolo, si lamentano spesso degli stessi problemi.
Il problema non è perdere. Il problema è sentirsi presi in giro da un sistema che dovrebbe premiare abilità, costanza e miglioramento, ma che troppo spesso sembra buttarti dentro partite senza alcuna logica. Ti ritrovi a voler uscire dal match per la frustrazione, rischiando pure la sanzione per abbandono, perché la partita è già rovinata dall’inizio.
Rainbow Six Siege aveva, e in parte ha ancora, una delle basi più interessanti nel panorama competitivo. Il problema è che oggi sembra un titolo mantenuto in vita più dalle skin, dalla nostalgia e dalla pazienza dei giocatori che da una reale volontà di migliorarlo.
Dopo continui aggiornamenti deludenti, problemi mai risolti davvero e promesse che puntualmente non vengono mantenute, la sensazione è una sola: un gioco bellissimo alla base, ma rovinato da una gestione pessima.
Voto: 2/10.
Non per l’idea del gioco, che resta ottima, ma per lo stato in cui è stato portato.
👍 : 2 |
😃 : 0