Tempo di gioco:
2910 minuti
E’ difficile per me parlare di Arcanum senza farmi prendere da una certa nostalgia. Il ricordo delle lunghe peregrinazioni pomeridiane (e notturne) nelle sconfinate terre di Arcanum rovistando trai rifiuti, nei negozi, nelle periferie delle città in cerca di qualche rudere abbandonato che nascondesse al suo interno oggetti rari, qualche erba per preparare degli ungenti, o alla ricerca di qualche personaggio strampalato per completare una quest.
In Arcanum è facile imbattersi in una bottiglia di vetro in un cestino dei rifiuti e farne una molotov, o fare un fucile lancia-coltelli con delle parti di pistola, un tubo di ferro e dei coltelli, appunto.
Quasi tutto quello che si vede sul monitor, in Arcanum, si può manipolare o ci si può interagire. E tutte le quest, o comunque la stragrande maggioranza di esse, possono essere affrontate in modi diversi o addirittura opposti. E lo svolgimento della trama non è per nulla lineare: si può fare tutto ciò che si vuole, quando si vuole e come lo si vuole.
Se queste possono sembrare piccole cose adesso, features presenti in quasi in tutti i GdR, o almeno quelli di un certo livello, bisogna considerare che Arcanum è un gioco uscito nel 2001 all’ombra di titoloni GdR ben più noti come i due Baldur’s Gate, Torment e compagnia.
Paragonato al miglior GdR attualmente disponibile sul mercato PC, Divinity Original Sin 2, tralasciando la componente tecnica (parliamo di 17 anni di differenza), Arcanum stravince sulla vastità e la diversità del mondo di gioco, sul crafting (in Arcanum molte armi si possono guadagnare solo creandole, e per creare un’arma bisogna sviluppare quel ramo specifico di specializzazione: esplosivi, armi da fuoco, spade, archi, eccetera).
Non esiste un vero sistema di classi in Arcanum, c’è piuttosto una tendenza che avrà il nostro personaggio verso una o più caratteristiche. I punti esperienza possono essere investiti in abilità (Armi da fuoco, Mischia, Mercanteggiare, Persuasione), punti caratteristiche del personaggio (Forza, Destrezza, Carisma) o nell’albero delle tecnologie/magie. In questo modo si delineerà la classe del nostro personaggio, che potrà essere un Mago evocatore abile nel mercanteggiare o un Guerriero abile con la spada e con l’arco che all’occorrenza può usare anche armi da fuoco (archi e pistole, e tutte le armi a distanza in generale, diventano più efficaci aumentando lo stesso parametro, la percezione). Ed è su questa vastità e diversità che in Arcanum si ha completa libertà di approccio.
Anche l’allineamento non viene definito a monte ma si modifica in base alle nostre azioni, al modo in cui concluderemo le quest e alla facilità con cui ricorreremo alla violenza. E non è raro che durante una singola partita si passi da un atteggiamento pacifico a uno più belligerante e malvagio o viceversa.
L’ambientazione ha poi un ruolo fondamentale. Il mondo steampunk di Arcanum è vivo, se ne palpano le contraddizioni, le meraviglie di Tarant e la decadenza delle altre città che non hanno voluto piegarsi all’incedere della tecnologia: il contrasto tra magia e tecnologia si sente tutto.
Arcanum è a mio parere un gioiello dal gameplay unico, corredato da musiche che sono a mio parere tra le più belle mai realizzate per un videogame, e da una parte narrativa ottima.
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